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italiano - english ALESSANDRO BATTISTI - ETNIK Nato a Stoccolma (Svezia). Vive attualmente in toscana e lavora tra Pisa e Firenze. Etnik è lo pseudonimo dietro al quale si cela la figura poliedrica di Alessandro Battisti, dagli anni ‘90 uno degli artisti più attivi e completi del writing in Italia. Artista autodidatta, concretizza la sua attività artistica alla fine degli anni ’80 a Firenze dove frequenta il liceo artistico e comincia ad esporre. In questo periodo è influenzato e affascinato dalle correnti artistiche prese ogni volta in esame, traducendo molti dei temi classici con un certo stile, ancora acerbo, e una personale proprietà di mezzi espressivi, che ritroveremo sviluppati nella sua ricerca posteriore influenzata in gran parte dalla Graffiti Art. Dagli anni ‘90 infatti volge lo sguardo verso la cultura underground fiorentina, muovendo i primi passi nel writing. Nel ’92 entra in contatto con uno dei maggiori esponenti e più attivi writer di Milano, che gli insegna le basi della disciplina, a cui Etnik apporterà insoliti e personali contributi, che derivano dalle proprie esperienze nel campo del design, dell’illustrazione e della scenotecnica. La sua passione infatti non si limita al lettering, arrivando oggi a realizzare tag bi e tridimensionali con uno stile proprio e riconoscibile, ma si apre al disegno e alla pittura in generale offrendogli nel corso degli anni l’opportunità di collaborare coi migliori writers della scena internazionale e realizzare alcune tra le migliori opere murali nel nostro paese. Parallelamente alla creazione di murales, Etnik porta avanti una personale ricerca artistica che nel 2003 vede la luce sotto il nome di “Città prospettiche”; la serie su cui Etnik concentrerà gran parte del suo lavoro su tela e materiale di recupero. Piccole e grandi costellazioni di linee sospese e fluttuanti in uno spazio indefinito che s’intersecano fra loro in cui possiamo riconoscervi a volte spaccati di linee metropolitane intrecciati ai profili delle grandi costruzioni di periferia come a quelli caratteristici della massiccia presenza dell’industriale, e a volte l’intersezione di sagome di classiche costruzioni storiche, quali campanili e abitazioni rurali, alle tipiche dei cantieri edili (“Prospettiva 806”). Il tutto intervallato da elementi proprie dell’agglomerato urbano, come strade, sopraelevate, telecamere di videosorveglianza, steccati di legno o muri in cemento; non mancano le canne fumarie industriali che s’insidiano e, come tubi di scappamento, spandono nell’aria nubi di gas cingendo tali agglomerati (“Hopeless” e “Holy Box”). Assistiamo all’elaborazione del concetto di “gabbia urbana” in cui l’uomo è intrappolato, attraverso l’esplorazione dell’incastro architettonico delle diverse strutture fortemente caratterizzanti. Un concetto che subisce un processo interpretativo diverso a secondo della tecnica e del supporto usati per realizzare le diverse composizioni tematiche. La serie diviene soggetto e oggetto di studio, che trova nella trasposizione scultorea (“Cubo”, “Skate Heroisme”) e su muro maggior spettacolarità e arditezza ( “uNdER COnTRoL - tHe dARk sIDe” per Straike Roma 2010), mentre su tela e tavola riesce a toccare livelli di sintesi geometrica estrema, in cui l’identificazione delle costruzioni è quasi impossibile se non grazie a un uso descrittivo del colore e di una gamma cromatica brillante e di contrasto (“Volumi Red” e “Flag Prospective City” a Siena), sperimentando oggi anche l’uso del collage per nuove soluzioni di riempimento e caratterizzazione delle superfici delle parti che compongono i nuclei architettonici (“Totem”). Tutti elementi riconoscibili nell’opera dell’artista; peculiarità che sviluppa in questa serie e che la lega ad ogni altra sua produzione, dai puppets ai toys fino ai murales. Ed è proprio sui muri che vediamo avvenire uno scambio, una contaminazione formale ed espressiva, come le chiome dei suoi accattivanti puppets che non sono altro che gli ormai riconoscibili agglomerati urbani etnekiani (murales realizzato al “Can’t” Festival di Anversa, Belgio 2011); o viceversa vedremo l’esplosione di quest’ultimi raggiungere le grandi dimensioni e spingere al massimo la sintesi in cui è possibile l’intervento di alcune figure caratterizzate dalle textur e colori propri dalla produzione etnekiana (“Musa” Faenza 2011). Una serie tematica originale e una soluzione tecnico-espressiva personale capace di veicolare un messaggio, il punto di vista dell’artista sulla città e le parti di cui si compone, e con esso sviluppare la sua peculiare poetica. Una ironica critica insomma che cela il rapporto conflittuale che Etnik intrattiene con la città, suscitando l’interesse del pubblico e riuscendo a crearsi un posto all’interno del panorama artistico contemporaneo. Il lavoro di Etnik non si ferma solo a questo, la sua versatilità e il suo estro lo portano nel 2009 a creare a Firenze, insieme a Duke1, il collettivo Bunker108 con il quale realizza workshop, collabora con enti sia pubblici che privati per il restyling di edifici o stazioni ferroviarie e partecipa ad eventi espositivi di vario genere. Alessandra Ioalé – Storica dell’arte Urban Art – Interventi di riqualifica urbana - restyling di stazioni ferroviarie: San Giorgio a Cremano (Napoli) per il progetto denominato “Circumwriting”; la stazione di Moncalieri (Torino) e di Nuovo Salario (Roma) con l'artista Blu per Q-Art, primo intervento artistico sulla capitale nel 2006; Esposizioni: 2011 2010 2009 2008 2007 2006 e anni precedenti: - ''AIRBRUSH SHOW'' collettica internazionale presso il Quarl Hotel, Milano '02, '04 Eventi: 2011 2010 2009 2008 2007 2006 2005 2004 Pubblicazioni: - Special su INDOLE Mag. 'N' 2 |
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